Manifestazione a Tuet de L'Escarene/Sospel

(Sud della Francia)

4/5 Ottobre 2008


Sintesi del rapporto N.0405102008

Cacchio ! Grazie ai ragazzi del Forty Four Memories e' stata un'altra esperienza fantastica. Abbiamo ripercorso le stesse strade che furono teatro della liberazione del paese di Tuet de l 'Escarene fino alla stazione ferroviaria, con il pubblico che assisteva alla ricostruzione da sopra un ponte che dominava la scena.

Nel pomeriggio abbiamo partecipato ad una marcia commemorativa di nove Km. (percorso di quasi tre ore tutto in salita) verso il colle del Braus dove, raggiunta la meta, abbiamo montato le nostre tendine per trascorrere la notte e abbiamo  acceso il fuoco per cucinare e scaldarci.

Al mattino seguente, risveglio ad una temperatura di 4 gradi: colazione, smontaggio del campo e via verso Sospel (questa volta metà strada su di un Gmc attraverso delle piste sterrate dove a causa delle buche e dell'autista ho potuto quasi provare l'assenza di gravità) e l'altra metà a piedi fino ad attraversare lo stesso ponte da dove entrarono le prime truppe. Al rinfresco tenuto nel Palazzo Comunale, abbiamo conosciuto il "ragazzo" che fece da guida ai soldati Americani: ora ha 88 anni.

Ma andiamo con ordine:

4 Ottobre Tuet de l'Escarene

Alle 08.30 ci ritroviamo con gli amici Francesi in cima al Col Del Braus,: giusto il tempo di prepararci e parcheggiare le  nostre autovetture civili che ci ritroviamo a bordo di un GMC telonato e due jeeps pronti per il trasferimento a Tuet de l'Escarene.

Il viaggio procede attraverso una moltitudine di tornanti fino ad arrivare in una strada sotto il paese di Tuet de l'Escarene. Lì ci vengono fornite le istruzioni per come muoverci; il nostro gruppetto avrà questi compiti :Marco alla Browning Cal 30, Baru  servente e Mancio come porta munizioni, Claudio al Bazooka, Roberto e Big Joe di copertura.

A questo punto si comincia l'avvicinamento alla vecchia stazione ferroviaria costeggiando i binari . Dopo circa tre Km., svoltando una curva, ci troviamo di fronte ad un rettilineo dove da sopra un ponte che domina la scena, gli abitanti del paese possono rivivere quello che era accaduto 64 anni prima. Guidati da Nicolas ci posizioniamo nei punti assegnatici e diamo vita alla rievocazione del controllo del traforo ferroviario.

Finita la rievocazione entriamo in paese in formazione cantando canzoni militari. Raggiunta la  piazza ci aspetta il ringraziamento da parte del sindaco ed il pranzo offerto dal paese. Qui ci rendiamo conto che nel pomeriggio ci saranno da percorrere almeno 9 Km. in salita per  raggiungere la cima del Colle del Braus dove posizioneremo il campo per la notte .

Ore 15.00 si parte sempre in formazione fino all'uscita del paese, poi distanziati di circa 5/6 metri l'uno dall'altro iniziamo la lunga marcia commemorativa. Dopo circa tre ore  e tre sole pause, arriviamo in cima al Braus un po' stanchi ma fieri di esserci riusciti senza le conseguenze patite alla Dragoon March di Agosto in Provenza (anche perché, vista l'esperienza di Agosto, eravamo tutti molto più preparati sia fisicamente sia tecnicamente).

Sono ormai le 18.30 ed e' necessario mettersi subito all'opera per  montare le nostre tendine e tagliare la legna necessaria per accendere il fuoco; si sa; in montagna fa presto a venir buio! Una volta preparato il necessario per la notte possiamo finalmente goderci il fuoco e la fantastica notte stellata. Come all'epoca la cena é composta da scatolette scaldate a bagnomaria sul fuoco e da un po' di formaggio.

Terminata la frugale cena ci uniamo agli  amici Francesi e cominciamo a intonare con loro canti d'epoca sia americani sia della resistenza Francese. Verso le h. 22.00 Daidà (il dottore), fa bollire sul fuoco la sua "medicina" i cui ingredienti principali sono vino rosso, cannella, zucchero , più l'aggiunta di  altri ingredienti sconosciuti. So soltanto che come al solito dopo un paio di tazze di quel medicinale parlavo francese e cantavo in Americano o una lingua simile. Ora la fatica della giornata si comincia a far sentire e quel po' di alcool in corpo e' l'ideale per favorire il riposo.

5 Ottobre Sospel

Alle h. 07.00 trovo il fuoco già acceso dal Baru e da Claudio con sopra una pentola di acqua per preparare il caffè. Il cielo stellato delle sera prima aveva come fattore negativo, l'abbassamento della temperatura mattutina; infatti,  verificando sul termometro di una autovettura parcheggiata, scopriamo che la sensazione di freddo che sentiamo é data dai  4 gradi centigradi di temperatura. Dopo aver  fatto la nostra colazione cambiamo uniforme perché la commemorazione ha voluto coprire due date importanti dei combattimenti del Colle del Braus. I primi giorni di settembre 44 ed il 28 ottobre 44 con la liberazione di Sospel.
Il sabato abbiamo rievocato l'effettiva presa del Colle da parte della Company D, che partita a piedi da Touet de l'Escarene a causa delle interruzioni stradali e per sottrarsi al tiro dei tedeschi, dovette scalare la ripida parete rocciosa e difendersi per 2 giorni prima dell'arrivo del mortaio e della cal.30
(Leggete il racconto sotto per capire)
La domenica invece abbiamo rievocato l'entrata in paese di Sospel da parte della Company F, la prima pattuglia che entrò  in paese guidata da alcuni giovani partigiani. (La bandiera original
e e colui che la portava sono ritornati su quel ponte dopo 64 anni)
Perché 2 tenute:
Al debutto dei combattimenti i paracadutisti erano vestiti come per il lancio in Provenza avvenuto solo 15 giorni prima (15 agosto): per cui tenute M42 o M43 camuffate (il 517 PRCT fu il primo reparto paracadutista a ricevere la giacca M43 in sostituzione della M42).
Dopo quasi 2 mesi di combattimenti in quota 1000 metri slm, le M42 lacere vennero sostituite da tenute standard in lana, giacche M41 o M43. Vennero conservati solo alcuni elementi camuffati ancora indossabili.
Anche le buffetterie vennero alleggerite con ancora elementi camuffati.(Grazie Baru per le spiegazioni) Quest'ultimo è stato l'abbigliamento da noi usato nella giornata di domenica.

Dopo aver smontato le tende e spento i fuochi prendiamo posto su di un GMC telonato che attraverso delle  piste sterrate ci porta a pochi km. dal paese. Come accennavo sopra, a causa delle buche e della velocità con cui l'autista affrontava la strada, ho provato e non solo io, la quasi assenza di gravità quando prendendo una buca un po' piu' profonda ci ha fatto fare un salto da una parte all'altra del cassone. Arrivati a destinazione scendiamo dai mazzi e ci incolonniamo su due linee verso il paese. Ci accoglie un simpatico signore di origini Italiane il Sign. Emile Laveder di 88 anni che all'epoca guidò la prima pattuglia americana in avvicinamento al paese. Oggi è con noi a rievocare quel fatto. In mano conserva una fotografia d'epoca che lo ritrae con la Bandiera Francese accanto mentre è alla guida della pattuglia proprio sul ponte dove si svolge la cerimonia. Alla fine di quest'ultima siamo invitati ad un rinfresco tenuto ed organizzato dal Comune di Sospel.

Siamo arrivati all'ora di pranzo e sempre con gli automezzi veniamo trasportati al forte Agaisen facente parte della linea Maginot, dove all'ombra dei mezzi possiamo consumare il nostro pasto in attesa della visita guidata al forte.

Nel pomeriggio è previsto il rientro sempre per mezzo di un GMC che attraversando le piste sterrate  facilita la nostra gestione. Raggiunte le nostre vetture, purtroppo finisce la manifestazione. By Marco G. Staff Sgt.

Questa che segue e' la storia delle zone dove si e' svolta la manifestazione


I COMBATTIMENTI PER IL COLLE DEL BRAUS

Il 3 settembre una compagnia del secondo battaglione del 517° PIR giunse a Luceram, seguita il giorno successivo dal resto del reparto.

Nell'assumere il comando della  nuova zona d'operazioni, il colonnello Seitz affidò l'incarico alla compagnia D di controllare il traforo  a Touet de L'Escarene, procedere in avanscoperta sulla strada verso Sospel e occupare il colle del Braus.

In quel momento la situazione al comando della compagnia era quanto mai insolita. Il tenente Loren James ne  aveva assunto la guida dopo che Dave Armstrong era rimasto ferito durante il lancio di invasione, ma per reciproco accordo il tenente Carl Starkey, nominato ufficiale esecutivo, conservava la funzione di "comandante in campo della compagnia".

Il ten. Starkey scelto dunque un plotone, procedette all'ispezione della galleria e non incontrando ostacoli, proseguì in direzione dei tornanti che portano al Braus.

 La strada si presentava estesamente danneggiata, disseminata di mine e crateri. Era impercorribile ai mezzi e pericolosa persino a piedi.

Starkey era certo che l'area fosse sgombra sino al colle del Braus ma, fatti segno di lì a poco dei colpi di un cecchino, iniziò a sospettare di essere in possesso solo di informazioni parziali.

Arrestato temporaneamente, alla ripresa della marcia il plotone fu inquadrato dal fuoco di una mitragliatrice. Ritenendo perciò  "una vera maledizione che un tiratore si stesse accingendo  a fermarli", Starkey guidò i suoi uomini fuori dal tracciato stradale, in direzione nord-est. Procedendo alla sua sinistra, il plotone percorse all'incirca un miglio su ripidi pendìi giungendo infine ad un vero muro di roccia alto all'incirca 30 piedi che, se fiancheggiato, lo avrebbe sicuramente allontanato dal proprio obiettivo. Si presentò quindi la necessità di arrampicare.

Il tenente Starkey procedeva in testa, seguito da due esploratori, impegnato a sorvegliare il culmine della parete nel tentativo di cogliere eventuali segni della presenza del nemico. Inciampò in un filo teso, provocando un'esplosione sbalorditiva. Uno degli uomini venne ferito, e lo stesso Starkey rimase stordito e assordato. Quanto sarebbe stato già più del necessario per fermare la maggior parte della truppa, non influì affatto su "muscoli Starkey", come ironicamente un membro del plotone, Fred Canziani,  aveva ribattezzato il tenente; il quale cercò e trovò, poco più in alto, una sporgenza su cui posare i piedi e gli appigli che potevano portare in cima. Tutto il plotone serrò sotto e il tenente proseguì decisamente l'ascesa rallentando solo a metà percorso per osservare: "Non è forse infernale questo  modo di guadagnarsi da vivere?".

Uno alla volta i militari raggiunsero la cresta. Questa era occupata da un distaccamento tedesco della forza di un plotone che,  facendo apparente affidamento da quel lato sulle mine disseminate per la scogliera, fu colto completamente di sorpresa. Sette di loro caddero uccisi, e undici furono catturati. L'afflusso di altri tedeschi diede però inizio immediato ad una serie di contrattacchi sostenuti dal fuoco dell'artiglieria e dei mortai.

I paracadutisti si disposero a semicerchio, sul bordo del precipizio, disponendo il loro ferito e i prigionieri al centro. Mentre la sparatoria cresceva di intensità e gli attacchi venivano portati più in profondità intorno ai fianchi del suo schieramento, il ten. Starkey decise di far intervenire più uomini a rinforzo. All'imbrunire il portaordini Felix Povinelli, scivolando attraverso le pattuglie avversarie raggiunse le linee americane e all'alba la situazione della compagnia migliorò, con l'arrivo della mitragliatrice e del mortaio inviati dal battaglione. Il plotone del tenente Leonard Cooper giunse a rinforzare le posizioni di Starkey appena in tempo per sostenere un nuovo contrattacco sferrato dai tedeschi. La compagnia D si apprestò così a trascorrere un 'altra notte e un altro giorno in balia di contrattacchi e bombardamenti incessanti. I caduti, i feriti e i prigionieri vennero evacuati nella mattina del 7 settembre e al cadere della sera la compagnia G giunse a rilevare completamente la posizione.

Quella che era iniziata apparentemente come un'ordinaria azione di ricognizione in un territorio ritenuto libero, si era trasformata in una battaglia impegnativa.

 Il Quartier Generale della Task Force il 6 settembre, pressoché ignaro che forze germaniche fresche stavano entrando in scena, diramò un nuovo ordine che   mirava alla costituzione di una linea difensiva sulle montagne oltre il Bevera, per la cui realizzazione era necessaria la conquista di Sospel. Sopraggiungendo in un momento in cui la compagnia D si batteva disperatamente per guadagnare un appiglio al Colle di Braus, questo nuovo piano non fu affatto ben accolto: è testimoniato che il colonnello Graves, conosciuto per il suo stile controllato, si lasciò andare a commenti severi e tutt'altro che favorevoli.

Costretto dalla necessità di impadronirsi di Sospel, Graves decise di avvicendare il secondo battaglione con il terzo, che era arrivato a l'Escarene il 5 settembre.

Come disposto dagli ordini ricevuti, il colonnello Paxton dispose lo schieramento della compagnia I trasversalmente al settore, fronte ad est, a contatto della FSSF dislocata sul Mont Meràs e indirizzò il resto del battaglione sull'itinerario seguito dalla compagnia D. Il quartier generale rimase a L'Escarene.

I tedeschi erano riusciti ad infiltrarsi alle spalle della compagnia D, intercettandone la direttrice di avanzata: ciò dette luogo a molteplici scontri per sgombrare il terreno e ripristinare i collegamenti.

Il 7 settembre, sotto pesante azione di fuoco, la compagnia G rilevò i plotoni della comp. D del tenente Starkey. Mentre gli uomini del secondo battaglione completavano il rientro alle retrovie, il colonnello Paxton incontrò il suo staff per fare il punto della situazione.

Il Colle di Braus, breve depressione attraversata dalla rotabile per Sospel e punteggiata da rari fabbricati, era situato diverse centinaia di metri a sud est rispetto al  ripido "punto A", primo gradino conquistato dagli americani in direzione del  Braus, e la stretta cresta si estendeva per altre centinaia di metri oltre il passo, attraverso due rilievi ribattezzati rispettivamente "il ceppo insanguinato" e "la cresta X". Sul versante occidentale si snodava una strada diretta a sud verso lo Scandeious: i tedeschi risultava fossero padroni di circa due chilometri di questa carrozzabile e delle costruzioni al Braus. Inoltre, gli osservatori statunitensi avevano rilevato lungo la "cresta X" tracce di ventidue diverse postazioni trincerate, anche rinforzate da tronchi.

 L'intera area era dominata dall'altura della Testa di Lavina, a circa un chilometro in direzione sud-est. Per considerare sicuro il Colle del Braus sarebbe stato necessario conquistare la Lavina, ma il possesso della Lavina non si sarebbe potuto ottenere senza la conquista della "cresta X"Alle 13:00 del 9 settembre il secondo plotone della compagnia G, guidato dai tenenti Arthur Ridler e Dick Spencer (2), mosse all'attacco sostenuto da un forte concentramento di artiglieria. I tedeschi lasciarono avvicinare i paracadutisti, ma quando gli assalitori ebbero superato il primo bunker, preventivamente abbandonato, contrattaccarono con tutte le armi a disposizione, sostenendo il combattimento ravvicinato con l'uso di granate, machine-pistols e dei lanciarazzi anticarro panzerfaust. Scoprendoli velocemente dai ricoveri, schierarono anche un pezzo da 75 pak e una MG 42, mentre dalla Lavina sopraggiungevano rinforzi.

Inferiore in numero e in armi, il plotone americano  retrocesse, raccogliendosi per ritornare all'assalto. Alle 18:00  i parà ritornarono definitivamente sulle posizioni di partenza.  Quattro uomini risultavano caduti, compreso il tenente Ridler, e dieci feriti tra cui il tenente Spencer. Un uomo che era stato dato per morto, strisciando sul terreno, riuscì a rientrare fra le linee col favore dell'oscurità. Il giorno seguente le artiglierie tedesche dell'Agaisen (3) intervennero nel combattimento. La zona attorno al Colle del Braus fu sottoposta a tiri diretti, tesi e tambureggianti da parte di cannoni a scomparsa.

Qualunque cosa si muovesse durante le ore di luce fu sottoposto a cannoneggiamento e il fuoco di interdizione venne protratto anche  durante la notte. I tiri di controbatteria si rivelarono inutili. I pezzi da 75 del 460° artiglieria scoppiavano senza danno contro le spesse corazzature metalliche e i rivestimenti di lamiera e calcestruzzo, e le batterie da 105 e 155 si dimostrarono ugualmente inefficaci. Al termine del loro intervento, le cupole a scomparsa in cui erano alloggiati i pezzi dell'Agaisen venivano riabbassate sotto la superficie del terreno. E' probabile che gli stessi artiglieri tedeschi non si siano  accorti, dall'interno, che erano stati oggetto di bombardamento.

Un attacco attentamente pianificato venne approvato e stabilito per il giorno 11 settembre. I colonnelli Paxton e Cato avevano deciso l'interruzione dei tiri di preparazione con troppo anticipo, dando modo agli avversari di rioccupare le proprie posizioni prima che fossero raggiunte dagli americani. Questa volta, Cato previde la ripresa del bombardamento appena i suoi  si fossero loro opportunamente avvicinati.

Era previsto un nuovo assalto della compagnia G oltre la "cresta X", e la compagnia I avrebbe attaccato verso nord, convergendo da Monte Scandeious.

All'ora H la compagnia G entrò in azione. Alla sospensione del tiro di accompagnamento, i tedeschi uscirono dai loro ricoveri solo per essere accolti da una seconda salva di cannonate. La compagnia G pervenne a superare il valico del Braus e la "cresta X" senza incontrare alcuna difficoltà. Il colonnello Paxton pose il proprio posto-comando in una costruzione sul colle e la sezione di sanità del battaglione si installò a cavaliere della rotabile. Nessun movimento era stato udito dal settore della compagnia I.

Il capitano Joe Mc Geever ("il Grande Mac") avanzò da monte Scandeious accompagnato dal sergente Dan Brogdan. Trovarono il comandante della compagnia I in un evidente stato di collasso nervoso, per cui il capitano Mc Geever decise di condurre personalmente l'attacco per realizzare il collegamento con la compagnia G e scelse a questo scopo il plotone della comp. I comandato dal tenente Reed Terrell.

Le posizioni tedesche situate fra monte Scandeious e la "cresta X"  erano forti. Nidi di mitragliatrice ben camuffati erano posizionati in modo da poter incrociare il tiro su tutta l’estensione del terreno che si presentava come un pascolo in modesta pendenza. Il nemico, battendosi con determinazione, aveva respinto tutte le pattuglie della compagnia I. I soldati tentarono di avvertire Mc Geever che li liquidò dicendo: "attraverseremo la loro zona e realizzeremo il collegamento in mezz'ora." Il plotone quindi si radunò e mosse in avanti,  seguendo Mc Geever e Terrell.

Il caso ha voluto che ci fosse un altro Terrell nella compagnia I: l'aiuto-sanità Wilbur (Bill) Terrell, un cugino di secondo o terzo grado dell'omonimo tenente. Quanto accadde da quel momento è chiaramente ricordato nelle parole dello stesso Bill:

"..io ero direttamente dietro il gruppo di testa, formato dal capitano Mc Geever, dal tenente Terrel, dal sergente Brogdan e da un soldato che non conoscevo (4).  Abbiamo raggiunto il culmine della

collina senza incidenti. Il gruppo è sparito oltre la cresta e immediatamente si sono uditi dei colpi di arma da fuoco, poi il silenzio. Tutti si sono buttati a terra. Intuendo chiaramente che qualcuno,

là davanti, era stato colpito, mi sono alzato e seguendo la traiettoria ho attraversato la boscaglia

sino ad uscire su una radura e su sei  soldati tedeschi che stavano circondando il sergente

Brogdan. Trasalirono, come me,  e rivolsero le loro armi nella mia direzione. Feci qualche rapido gesto, spiegando che ero un dottore. Sono stato perquisito in cerca di armi... Mi hanno preso un paio di forbici e il bisturi, poi mi hanno lasciato solo e hanno di nuovo attorniato il sergente.

Mi sono avvicinato dapprima al capitano Mc Geever, che era riverso a terra. Era già cadavere. Ho ragione di ritenere che fosse morto all'istante, dato che era già stato spogliato di tutti i suoi effetti personali. Allora mi sono spostato dal militare, che era riverso ed incosciente ma respirava ancora, e poi dal tenente Terrell che era cosciente e soffriva terribilmente. La sua anca e la sua natica destra erano state strappate di netto, con grande perdita di sangue. Ho messo una grande pezza di garza sulla ferita e gli ho iniettato una fiala di morfina nella gamba.

Il soldato iniziò allora a rantolare in modo molto forte e io capìi che non potevo prendermi cura di entrambi. Dissi ai tedeschi, che stavano allontanandosi allora dal sergente Brogdan, che avevo bisogno di aiuto e che volevo tornare indietro a cercare soccorsi. Mi misero a disposizione un giovane soldato, senza dirmi il perché.

Mentre ritornavo sulla cresta della collina, gridavo senza sosta: "Non sparate, sono Terrell", ma appena il cruco dietro di me apparve allo scoperto, tutti fecero fuoco. Mi buttai a terra, e il tedesco fu colpito all'addome. Ho coperto la ferita con una benda quadrata, per impedire alle sue viscere di fuoriuscire. Il tenente Maciag... poi mi chiese se potevamo attaccare o se dovevamo tenerci a distanza. ..Ho esclamato: "All'inferno! Io devo tornare là dietro e cercare di recuperare due uomini".

Il plotone si sganciò dalla posizione, retrocedendo. Io tornai con cautela sui miei passi, oltre la collina, accorgendomi che i tedeschi stavano vigilando; ma poi indietreggiarono... Mi sono avvicinato dapprima al soldato e ho tentato di sollevarlo. E' spirato tra le mie braccia. Allora ho udito un grido, ho alzato gli occhi e ho visto un tedesco che mi  aveva individuato. Qualcuno... non ho mai capito chi... sparò, colpendolo. Allora ho alzato il tenente Terrell (5), e un pò trasportandolo e un pò trascinandolo siamo rientrati nelle nostre linee."

Era un momento molto negativo per il terzo battaglione e per il reggimento. "Il Grande Mac" era stato un ufficiale coraggioso e capace, con una personalità carismatica. Era molto stimato e rispettato sia dagli ufficiali che da tutti i suoi soldati, e la sua perdita fu profondamente sentita.

Nel pieno della battaglia per il Colle del Braus, il 460° sparò quotidianamente dai 300 ai 500 colpi. Continue salve nemiche di controbatteria si abbattevano sulle posizioni del battaglione, un miglio a nord de L'Escarene. Il 5 settembre una concentrazione di cinque colpi sparati dai tedeschi uccise un uomo, ne ferì nove e costrinse il comando di battaglione a installarsi nel traforo ferroviario. Un colpo centrò in pieno un howitzer della batteria A.

Il 9 settembre le batterie C e D occuparono le posizioni di Plan Constant, presso le postazioni tenute dalla fanteria. Da questa posizione dominante  potevano intervenire su qualsiasi punto circostante, ma erano soggetti ai tiri di mortaio e alle incursioni delle pattuglie. Tre uomini che si erano allontanati dalla loro batteria furono intercettati dagli incursori. Un americano venne ferito e due furono catturati.

Una settimana di tentativi tesi ad occupare la zona Colle del Braus-Testa di Lavina era costata 147 perdite, comprendenti 21 morti, 123 feriti e 3 prigionieri: l'equivalente di una compagnia di fucilieri. Era chiaro che le continue incursioni di pattuglie e gli attacchi frammentari favorivano solamente la tattica del nemico ed allungavano l'elenco delle perdite.

La chiave dell'area era la Testa di Lavina, e si stava ormai  imponendo un intervento decisivo per conquistarla. Il colonnello Graves stabilì che i cinque o sei giorni successivi fossero spesi nell'organizzazione di un attacco su vasta scala, supportato da un importante e adeguato volume di fuoco.

A nord del Colle del Braus il 2° battaglione aveva operato lungo la pista oltre Luceram, occupando Plan Constant, e si stava spingendo alla conquista della "Collina 1098" (Cime de Ventabren).

Questa si presentava come una scogliera con orientamento est-ovest, con i fianchi pressochè verticali e un rilievo tondeggiante ad ogni estremità, che sovrastava il Colle del Braus e forniva un osservatorio eccellente sull'abitato di Sospel.

La compagnia F del tenente John Lissner occupò il rilievo occidentale e i tedeschi si trincerarono su quello orientale, distante dal primo solo alcune centinaia di metri. Dato lo spazio limitato su cui un plotone poteva schierarsi, ogni attacco dovette essere condotto frontalmente, anche a causa dei ripidi pendìi laterali.

La compagnia F attaccò la "collina 1098"  la prima volta il 13 settembre; riprovò due volte il successivo 14 settembre, e tornò nuovamente all'assalto il giorno 15. I primi tre attacchi furono respinti. Al quarto tentativo, i tedeschi furono costretti ad abbandonare le loro posizioni ma lanciarono un contrattacco immediato e la comp. F fu ributtata una volta di più .

La "collina 1098" divenne così un ulteriore obiettivo del progettato attacco in grande stile, e nei piani fu subito ribattezzata come "la follia di Lissner", dal nome del temibile comandante della compagnia F.

Il rifornimento e l'evacuazione delle compagnie schierate in prima linea erano rischiosi. Con la strada principale da L'Escarene al Colle del Braus impercorribile per qualunque veicolo, ogni comunicazione terrestre con il 2° battaglione e le compagnie A e H passava sulla strada che si snodava da Luceram.

 La compagnia I a Monte Scandeious era isolata. Tagliata fuori dal resto del terzo battaglione dalle posizioni tedesche che coronavano la Testa di Lavina, poteva essere raggiunta solo da mezzi che avessero attraversato il settore tenuto dalla FSSF. Ciò richiedeva un tortuoso percorso attraverso lunghe piste di montagna, sottoposte nell'ultimo chilometro al fuoco diretto dei cannoni dell'Agaisen.

Il  596° Genio fu presto duramente impegnato. Una squadra del terzo plotone pochi minuti dopo la conquista  già rimuoveva le mine dalla zona del Colle del Braus, e gruppi di genieri lavorarono continuamente e sotto costante bombardamento per mantenere aperta e percorribile la pista da Luceram.

Questa direttrice costituiva però soltanto un impegno secondario. Lo sforzo principale del Genio mirava a riassestare la strada da L'Escarene al Braus. Dall'11 al 18 settembre il 1° plotone del 596° fu concentrato nella ricostruzione del percorso, in cui crolli del pendio avevano precipitato lunghi tratti della massicciata nei dirupi sottostanti, lasciando il posto a vere pareti verticali. In primo luogo fu scavato un sentiero sufficientemente largo da consentire l'evacuazione dei feriti. Poi furono impiegati dei compressori ad aria, presi a prestito, e i martelli pneumatici entrarono in funzione azionati da uomini ancorati con le imbragature di sicurezza sopra un salto di 400 piedi, per aprire un passaggio ai paracadutisti. Furono gettati muri di contenimento e l'avanzare delle fondamenta si accompagnava al loro riempimento mediante ghiaia. In sette giorni la strada venne aperta. Il capitano Dalrymple, a ragione, la definì "il più duro e importante lavoro che il reparto avesse mai sostenuto".

Il 16 settembre la compagnia D, tratta dalle riserve del 2° battaglione, fu destinata a occupare il monte Farguet, a sinistra dello schieramento della FSSF e a disimpegnare, in tal modo, la compagnia I destinata all'attacco. Simultaneamente la compagnia H occupò il contrafforte della "cresta X".

L'attacco fu deciso per le ore 08:00 del 18 settembre. La Testa di Lavina (obiettivo 1) fu suddivisa in due settori, costituenti ognuno uno specifico obiettivo: il numero 2, a sud est, destinato ad essere preso dalla compagnia I proveniente dal monte Scandeious; e il numero 3 a nord ovest, devoluto alla compagnia proveniente dalla "collina X". La compagnia H fu mantenuta in riserva di battaglione, pronta ad intervenire a sostegno delle altre impegnate nell'assalto.

Sulla estrema destra, la compagnia D doveva mantenere il costante contatto con i plotoni della Special Force. All'estrema sinistra la compagnia F doveva muovere all'attacco della "collina 1098" non appena la Testa di Lavina fosse caduta. Con tre compagnie fucilieri impegnate nell'assalto e due in riserva, più della metà della forza combattente del reggimento era occupata su un fronte di poco meno di due chilometri.

L'appoggio di artiglieria era costituito dall'intervento delle batterie navali, da un battaglione di 155 mm, da uno di 105 mm e da uno di 75 mm howitzer, oltre che da una compagnia di mortai da 4.2".

Nella notte tra il 17 e il 18 settembre il sottotenente Howard  Hensleigh del terzo battaglione guidò una pattuglia sino al limite delle posizioni tedesche della Lavina. Divisi in due gruppi, i parà girarono attorno alle postazioni nemiche, ritornando alle proprie linee con molte informazioni, compresa la posizione di una sveglia utilizzata per regolare il cambio delle sentinelle. La pattuglia passò inosservata. Non vi erano indicazioni  che i tedeschi attendessero avvenimenti diversi dall'ordinario.

La preparazione fu completata col favore delle ultime ore della notte. Le squadre dei lanciafiamme, a supporto delle compagnie d'assalto,  controllarono le loro armi. Ogni unità impegnata fu istruita in merito sino all'ultimo uomo. Il colonnello Graves prese posto in un osservatorio sulla "cresta X". Presso il litorale, l'incrociatore francese Lorraine raggiunse la localizzazione assegnata. Tutto fu rapidamente pronto per lo scatto finale.

Alle 8:00 del 18 settembre sulla Testa di Lavina si abbatté una tempesta di fiamme e acciaio. L'artiglieria della Task Force si concentrò sul settore numero 2. Salve sparate con attento calcolo dell'istante di impatto (metodo TOT) (6), esplodendo a mezz'aria strapparono i rami e spezzarono tronchi; i cannoni navali provocarono crateri enormi e sradicarono alberi interi. I mortai da 4.2" ricoprirono il settore numero 3 di fumo e fiamme di fosforo.

Alle 8:30 le compagnie G e I iniziarono il loro attacco. Lo sbarramento di artiglieria fu spostato verso est, mentre i soldati ricorsero all'uso dei bazookas per coprire il loro assalto. Granate al fosforo bianco furono gettate negli ingressi dei ricoveri e attraverso le feritoie dei bunkers, per costringere i difensori ad uscire. Quelli che, uscendo allo scoperto, dimostravano velleità di reazione furono inesorabilmente abbattuti. Alle 9:00 la compagnia I del tenente Birder aveva raggiunto il limite estremo del suo obiettivo.

Il bombardamento, quindi, fu spostato sul sottosettore numero 3, e il fuoco dei mortai da 4.2" fu concentrato sul contropendio della Lavina. La compagnia G ispezionò ogni postazione, passando metodicamente da bunker a bunker e alle undici concludeva anche la conquista dell'obiettivo "3".

Il fuoco di accompagnamento, allora, fu concentrato sulla "collina 1098", e la compagnia F si impadronì velocemente del dosso orientale, incontrando solo leggera resistenza. I tedeschi sopravvissuti apparirono scossi e disorientati: nemmeno sul fronte orientale era accaduto loro di subire qualcosa di simile. Sessanta uomini si arresero e circa quaranta caddero vittime dello scontro. I prigionieri vennero radunati e avviati alle retrovie: alcuni di loro avevano ancora i vestiti fumanti per gli effetti subiti del bombardamento al fosforo. Gli americani ebbero quattro militari feriti solo in modo lieve.

Il fuoco di controbatteria si manifestò anch'esso con rapidità. Proprio mentre l'attacco si stava sviluppando i mortai e le artiglierie tedesche pervennero a colpire la "cresta X" e le pendici della Lavina, uccidendo il tenente  Thomas della compagnia H. Appena gli assalitori superarono i loro obiettivi, le batterie dell'Agaisen presero a martellare le adiacenze della Lavina e di quota 1098. Gli americani furono costretti a ritirarsi sul versante coperto, lasciando pochi avamposti a controllo dello spartiacque.

Nei giorni seguenti furono respinti numerosi contrattacchi. Uno fu portato sino a pochi metri dalle posizioni dei fucilieri statunitensi ma le perdite subite nel settore della Lavina avevano pesantemente compromesso le capacità tedesche e gli attacchi da essi condotti non potevano più  costituire una seria minaccia.

Allontanati dalla Testa di Lavina e dalla Cima di Ventabren, i tedeschi si trincerarono nei forti di Sospel e sulle montagne che sovrastano il Bevera.

Il Colle del Braus era stato infine preso, ma non era stata una conquista facile né poco onerosa. Le perdite sostenute dagli americani durante le varie fasi della lotta erano strettamente paragonabili a quelle del nemico. Il 20 e 21 settembre, il terzo battaglione, necessitando di riposo, fu avvicendato con il primo battaglione. Il terzo assunse il controllo della zona, relativamente più calma, di Peira Cava mentre gli uomini del colonnello Boyle iniziarono a far conoscenza con "il barbiere" che dalla sommità dell'Agaisen distribuiva rapide passate sulle posizioni.

La strada principale di rifornimento, nei pressi del Colle del Braus, fu soprannominata "il corridoio di bowling" poiché i veicoli e chiunque vi si esponesse anche solo per alcuni istanti erano certi di essere bersagliati da almeno una o due cannonate.

Scambi di colpi di mortaio o di artiglieria si accendevano costantemente. Le uscite di pattuglie, in caccia delle pattuglie avversarie, divennero abituali; ma il fronte rimase pressoché stabile per le cinque settimane successive.

 Il Gruppo di Combattimento degli alleati mantenne la vigilanza di Sospel e della valle del Bevera presidiando un fronte di circa venti chilometri; ogni ipotesi di ulteriore avanzata fu sospesa. Né gli americani, né i tedeschi avevano infatti l'intenzione di lasciarsi coinvolgere in un nuovo pesante impegno sulle alpi marittime. La guerra si stava decidendo altrove. Entrambi gli schieramenti furono chiamati alla difensiva e si accontentarono di tenersi reciprocamente sotto stretta osservazione.

La situazione si andò trasformando in una realtà che per tanti aspetti ricordava molto da vicino la staticità tipica dei campi di battaglia della prima guerra mondiale. 

Grazie a Baru per il testo tradotto


Si ringrazia :  per le fotografie Mancio, Claudio,  il forum di Forty Four Memories , Marco per le elaborazioni foto.


I Filmati

Assalto alla galleria di Tuet de L'Escarene               

 

         Marcia da Tuet de L'Escarene al Col de Braus

 
 
Marcia da Col de Braus a Sospel

     

Cantando intorno al Fuoco - Parte 1                          

 

                          Cantando intorno al Fuoco - Parte 2