First Special Service Force a Castellar (Francia)

21/22 Marzo 2009

Rapporto N° 21222009  Special Service Castellar           (English version)                                 

L'appuntamento era alle 08.30 a Castellar presso il monumento eretto per onorare la First Special Service Force che operò su quelle alture fino a Novembre del 44. Il nostro gruppo era composto da Marco, Baru, Claudio, Mancio, Nando, Luigi e Jean Pierre a bordo della sua jeep. Appena qualche minuto per salutarci e poi via verso quello che sarà il nostro Campo base presso Castellar Vecchio, da dove si vedono ancora le rovine dell'antico Castello. Appena partiti si uniscono a noi anche gli amici francesi David e Jean Cristophe con le loro jeep. Arrivati sul luogo scelto per il campo dobbiamo desistere dallo scavare le buche per la notte . Infatti, provando a scavare le Fox hole abbiamo trovato un misto di pietrame e terra che ci ha impedito di scendere in profondità. Nessun problema: optiamo per creare una struttura di legno fatta di pali di castagno reperiti lì vicino e rivestiti con i nostri teli tenda. Nel frattempo ammucchiamo anche  la legna per il fuoco che per due giorni ci sarà necessaria per scaldarci e per cucinare.

Nel pomeriggio si parte in direzione delle postazioni sul Pas Del Cornà dove arriviamo dopo una breve ma intensa scalata attraversando un costone roccioso che mette in difficoltà che avevano in spalla zaino e attrezzature pesanti. In vetta troviamo ancora molto evidenti le tracce delle postazioni della Special e scavando nella pietraia recuperiamo un po' di souvenirs arrugginiti da portare a casa. Dopo le foto di rito ci incamminiamo per rientrare attraverso una pietraia che ha messo a dura prova i nostri scarponi e le nostre caviglie. Arrivati al campo base veniamo informati di quello che ci aspetta alla sera: il programma prevede che al calare della notte si parta per una pattuglia formata da tre gruppi composti ognuno da 7/8 uomini con partenze distanziate di 15 minuti l'una dall'altra. Prima del briefing veniamo invitati ad annerirci sia il volto sia le mani come facevano all'epoca. Durante le istruzioni per il pattugliamento vengono stabiliti sia il capo pattuglia sia l'obiettivo da raggiungere. Il nostro capo pattuglia e' Marco in quanto Sgt. e il nostro obiettivo è quello di raggiungere la Fontana del Lupo in territorio italiano. Ci viene consegnata una cartina del posto per meglio orientarci. Si parte alle 21.00 e il nostro gruppo è  il secondo in ordine di marcia. Arrivati in vetta ci viene indicata la direzione approssimativa e ci viene dato il via a partire; naturalmente in pattuglia silenzio assoluto e niente luci di nessun genere. Dopo qualche minuto gli occhi si abituano all'oscurità e riesco a vedere  il sentiero che dobbiamo seguire addentrandoci nel bosco. Cerchiamo di percepire il più piccolo movimento intorno a noi e una volta giunti vicino alla zona del nostro obiettivo procediamo con estrema cautela. Conoscendo i ragazzi della pattuglia precedente siamo certi che ci stiano preparando un agguato; ora si procede molto lentamente cercando di evitare i sassi e camminando solo sul terreno in quanto assorbe il rumore delle scarpone; circa ogni 10 metri ci si ferma completamente, ci si abbassa e si spera di sentire qualche rumore che ci indichi la posizione degli altri. Poco dopo ci rendiamo conto che e' impossibile sfuggire ad un agguato: veniamo sorpresi dai ragazzi dell'altro gruppo che ci stavano aspettando; ci fanno però i complimenti perché ci stavamo muovendo in maniera tattica. Ovviamente adesso ci sono due pattuglie che aspettano il restante gruppo e quindi ci appostiamo per sorprenderli. Poco dopo li sentiamo arrivare rumorosamente e una volta in mezzo a noi non possono far altro che arrendersi all'evidenza di aver fallito la loro missione. Rientriamo dallo stesso sentiero e ci dirigiamo tutti assieme ai mezzi che ci avevano accompagnato fin lì. Rientrati al campo, sono circa le 23.30 accendiamo il fuoco e ci prepariamo qualcosa di caldo da mangiare prima di andare a riposare.

Il  mattino successivo scopriamo che l'acqua nelle gavette rimaste fuori si e' congelata quindi vuol dire che nella notte la temperatura e' scesa sotto zero. Come al solito il primo pensiero e' quello di accendere il fuoco per preparare la colazione a base di caffè e biscotti in barattoli di razioni ricostruite. Verso le 10.00 si parte per una camminata verso Col du Berceau dove dopo circa un'ora di sentiero possiamo ammirare lo splendido panorama sia della costa francese: (Menton, Cap Martin e Montecarlo), sia di quella italiana (Ventimiglia, Vallecrosia e Bordighera). Qui, grazie alla posizione strategica, si trovavano molte postazioni da mortaio e appunto guardandosi in giro si capisce il perché sembra quasi che tirando un sasso si possa arrivare al mare. Verso mezzogiorno si torna alla base per il pranzo e  alle 16.00 dopo aver smontato il campo e spento i vari fuochi, tutti insieme iniziamo la discesa verso il paese di Castellar dove facciamo una doverosa foto di fronte al monumento dedicato alla First Special Service Force e a seguire una bevuta offerta dagli amici francesi in un bar del paese. Purtroppo siamo arrivati al momento dei saluti anche se questa esperienza rimarrà per sempre nostra compagna. Grazie a Forty Four Memories per la loro amicizia  che ad ogni manifestazione diventa sempre più solida.

By Marco G.Staff Sgt.
normandy2004@normandy.it            
(English version)

Allestimento campo base

Si ringrazia per le foto Mancio, Claudio, Baru, il forum F.F.M

Per le elaborazioni fotografiche Marco


Pas Del Cornà

 

Rientro al campo base


La pattuglia notturna


Col du Berceau


Fotografie d'epoca scattate nelle zone della rievocazione


Articolo apparso su Militaria Magazine